BIKEEN 2018: da Padova a Roma

Le tappe di un'avventura, giorno per giorno

Sette tappe in sette giorni: e i nostri 12 coraggiosi partecipanti al Bikeen 2018, il Bikeen to Rome, ce l’hanno fatta. Non senza qualche difficoltà e imprevisto, ma orgogliosi di essere arrivati! Il gruppo era composto da nove adolescenti di Padova e della Saccisica nati nel 2002 e 2o03, tra cui due ragazze, e tre accompagnatori adulti. Capocomitiva Maurizio Trabuio, “ciclopellegrino” ormai esperto avendo percorso oltre 10mila chilometri in solitaria tra cui il coast to coast negli Stati Uniti, in bicicletta, aiutato da Gianni e Alessia.

Le tappe:

Domenica 1 luglio: Camposampiero – Arquà Polesine
86 km. – 4,5 h sella effettive

Il gruppo Bikeen 2018 alla partenza davanti al santuario antoniano della Visione, a Camposampiero (Pd)

Sì parte! Ore 8:00: santa messa al santuario antoniano della Visione di Camposampiero. Marcello Volpato, segretario dei santuari e ex sindaco di Camposampiero, ci timbra per primo le “credenziali del pellegrino”. Dopo la consegna delle credenziali, tutti in bici… direzione Rovigo, passando per la basilica del Santo di Padova e per Monselice.
Il gruppo va veloce lungo l’argine del Muson dei Sassi, sulle ali dell’entusiasmo per l’avventura che inizia e, forse, per allontanarsi dai genitori e scaricare sulla pedivella la tensione del viaggio verso l’ignoto. Qualche stop per mettere a punto le bici, catena, borse male agganciate, parafanghi piegatisi nel trasporto, e verso le 10.30 siamo a Padova con un primo stop a casa Lucia Valentini Terrani, accanto al santuario antoniano dell’Arcella sorto nel luogo in cui Sant’Antonio è morto. C’è tempo per una bevanda fresca, un biscotto e il secondo timbro sulle credenziali. Un piccolo ruzzolone sulle rotaie del tram di via tiziano aspetti non ha per fortuna conseguenze, poi di corsa alla basilica del Santo per la benedizione e il terzo timbro sulle credenziali!
A Padova si aggiungono alcuni amici che ci “scortano” fino a Monselice lungo l’argine del canale Battaglia. A pranzo siamo  ospiti della comunità san Francesco, che ci  mostra le meraviglie di cui sono capaci nell’incontro e nell’aiuto alle persone. Quindi, pennichella e partenza alla volta di Rovigo, dove ci viene incontro nella piazza delle due torri l’amico Carlo Zagato, che ci accompagna per gli ultimi 16 km necessari per arrivare all’ostello Canalbianco, ad Arquà Polesine. Qui troviamo qualche camerata, bagni e un’abbondante cena etnica che Mami ci fa condividere con i 90 profughi e i richiedenti asilo là ospitati.
Infine, a letto…? Non se ne parla! Dopo cena caffè con il sindaco di Bosaro, che mentre i ragazzi giocano a pallone con i profughi o ascoltano musica, mostra a Maurizio la strada ciclabile che taglia attraverso la campagna e che percorreremo domani.
Alle 22 luci spente. E fu sera e fu mattina, primo giorno…

La consegna delle credenziali del pellegrino
Il gruppo in piazza del Santo a Padova

 

 

Lunedì 2 luglio: Arquà Polesine – Forlì
133 km. – 7,07 h sella effettive

Tappa Rovigo – Forlì! Un lungo trasferimento sotto il caldo… ma ad attenderci c’è il sindaco di Forlì!
Ma andiamo per ordine: ore 5.30 sveglia all’ostello, mentre ancora aleggia sui campi l’umidità della notte che si sarebbe trasformata in caldo. I ragazzi, silenziosi per il sonno, si sono già preparati le borse e le bici; dopo una colazione un po’ arrangiata, senza la mami, si parte seguendo le stradine che ci aveva indicato la sera prima il sindaco. Direzione: Forlì.
Attraversando il Reno, qualcuno lo confonde con il Rubicone… i dadi di Cesare rivelano qualche incertezza nel background storico, ma tant’è.

La cosa più divertente capita nella pausa pranzo, ordinatamente disposti nei giardinetti di Argenta, mentre si pennica dopo i panini e la frutta. Arriva il comandante in capo dei Vigili urbani per dirci che dovrebbe elevare verbale a ciascuno perché è vietato l’accesso in bicicletta ai giardini pubblici (anche se le bici erano posate ordinate e senza dare fastidio ad alcuno sul muro di cinta… che poi, cingere di mura con i cancelli un giardinetto di tal fatta ancora non lo capisco, ma il discorso sarebbe urbanistico e non è il caso di affrontarlo). In più, è vietato mangiare sulle panchine e vietato stendersi a terra e calpestare il prato. Insomma, almeno 40 verbali complessivamente per non so quante migliaia di euro di multa… perché, se passa il sindaco e vede un accampamento del genere, al vigile gli fa un cazziatone tanto! Stavolta ci va bene, fuggiamo felici e di corsa, neanche il caffè abbiamo preso in quel paese inospitale e dai regolamenti insulsi, che ha dei giardini all’ombra che non possono essere vissuti.

Abbiamo corso tutto il pomeriggio, con qualche fermata per cogliere la frutta direttamente dai frutteti romagnoli, senza farci vedere dai contadini… per arrivare infine a Forli. Sono ormai le 18 passate, Casa a colori Forlì ci accoglie splendidamente con Patrizio, Fabio, Maria; a cena ci raggiunge anche Davide Drei, il sindaco: tutti amici della cooperativa Dialogos che gestisce la casa. Immaginate quattro tavolate imbandite con piadina, scquacquerone, rucola, lambrusco, affettati, dolci e ogni altro ben di Dio. Arriva anche un gruppetto di minori stranieri non accompagnati, di un paio d’anni più grandi dei nostri cicloamatori in erba, tutti in dress code con maglietta celebrativa verde brandizzata che evidentemente incute qualche soggezione: con calma, un po’ incoraggiati e un po’ incuriositi, i ragazzi alla fine si mescolano. Ed è una bella serata di chiacchiere fra adulti, musica e giochi di carte fra ragazzi.
E fu sera e fu mattina secondo giorno.

Pausa verso Forlì
Il sindaco di Forlì, Davide Drei (al centro), ci ha attesi all’arrivo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Martedì 3 luglio: Forlì – La Verna
75 km.

La tappa più dura: Forlì – La Verna. Ci arriveremo mai??? Sì!!!!

Il santuario francescano de La Verna

La giornata più temuta prevede di arrampicarsi sugli appennini. Di nuovo, sveglia all’alba, partenza senza colazione perché è ancora tutto chiuso; silenziosi e in fila pedaliamo di buona lena verso il profilo delle montagne. Verso le 7 troviamo un buon fornaio, in un paesino fuori città, dove facciamo una meravigliosa colazione dolce e salata.

Ripartenza rapida ma immediato nuovo stop davanti al cimitero di Predappio: i ragazzi più “studiati” hanno voluto vedere la tomba di… buonanima. Poi, avanti sempre più lentamente perché la strada comincia a salire…
A mezzogiorno siamo a Santa Sofia per fare pranzo. È l’ultimo avamposto con cibo e bevande: dopo la ripartenza abbandoniamo la strada asfaltata e cominciamo a salire per quella che sulla mappa sembrava una strada bianca che accorcia e addolcisce la salita. Niente di più illusorio: dopo oltre un’ora di salita, alcuni accompagnando a mano le bici per qualche tratto, si giunge in una specie di centro abitato con una chiesa, due case e un cimitero. Una delle ragazze ha una crisi d’asma, cerchiamo qualcuno nell’unica casa con delle auto parcheggiate fuori: è il camposcuola di una parrocchia, tutti stanno mangiando e chiedo al don e ai capi se conoscono qualche tassista o qualche autoservizio che possa venire a recuperare la ragazza e portarla direttamente a La Verna. I tentativi si reivelano inutili, ma si offre di accompagnarla uno degli educatori, carichiamo le bici di un paio di ragazze e le borse di tutti sul furgone e salutiamo.

Più leggeri e determinati, affrontiamo una strada che diventa sempre più ripida e sconnessa. È una di quelle carrarecce della Forestale usate per la manutenzione dei boschi, poco pedalabile, ci costringe tutti a scendere e spingere la nostra bici. Il tempo passa veloce, i chilometri non passano mai. La fila  è così sfilacciata che non si sa più dove siano il capo e la coda. Maurizio chiamo allora Alessia a La Verna e chiede aiuto: sono ormai le 16,30 e mancano più di 20 km, con questo ritmo non ce la faremo mai. Ma ecco la buona notizia: Alessia richiama, ha trovato due novizi che con due furgoni verranno a recuperarci. In qualche modo ricompattiamo il gruppo mentre Maurizio va avanti per raggiungere la statale e farmi individuare dai furgoni. Quando i ragazzi ci avvistano, cadono letteralmente faccia a terra e uno esclama: “Non avrei mai pensato di essere così contento di vedere un frate!” e questi, di rimando, “Allora prometti che per tre mesi di fila andrai a messa tutte le domeniche!” Arriviamo a La Verna alle 19.30, dove andiamo subito a mensa perché a breve la cucina chiude. La fame brutale e vorace si manifesta con tutta la sua veemenza: tre piatti di minestrina in brodo, carote lesse buone come se fossero caramelle, insalatina condita con l’olio extralightetrasparente dei conventi che sembrava gourmet: uno spolvero! Poi tutti in camerata, la doccia, le carte, una chiacchiera e finalmente luci spente.
Francesco, che qui ha dormito, ci suggerisce pace e silenzio.
E fu sera e fu mattino, terzo giorno

Mercoledì 4 luglio: La Verna – Bastia Umbra
124 km, 6 h in sella

Da La Verna a Bastia Umbra, al monastero delle Benedettine di S. Anna. E qui ci sorprende un acquazzone, l’unico del viaggio. Nessun problema. Si riparte di slancio.

Ci alziamo alle 7,30, tardi rispetto ai giorni precedenti, perché la colazione nella mensa della foresteria del convento di La Verna viene servita dalle 8.00. Corriamo poi alla preghiera e benedizione del pellegrino e visitiamo gli angoli più significativi e suggestivi di questo posto straordinario!
Sono quasi le dieci ormai quando in sella alle bici ci rimettiamo finalmente in strada: una lunga discesa rappacifica tutti con la bici, che la fatica del giorno prima a qualcuno, in cuor suo, era sembrata nemica e traditrice delle aspettative di libertà e di gioia. I panorami intorno a noi, attraversati velocemente con il vento in faccia, stampano un sorriso sulle nostre facce mentre ciinoltriamo nella valle del Tevere: anche al più debole in geografia il nome del fiume fa venire in mente la nostra meta. Roma è ora più credibile, è più vicina, stiamo già costeggiando le rive del suo fiume.

Sosta nei pressi di Umbertide
Un acquazzone improvviso…

 

 

 

 

 

 

Ci fermiamo a mangiare e a prendere fiato ma la strada è ancora lunga. Al pomeriggio un veloce acquazzone ci permette di testare l’abbigliamento da bagnato, per fortuna il sole torna presto ad asciugarci e a farci desiderare l’arrivo e una doccia rinfrescante. Lasciamo Perugia a destra e arriviamo alla piana di Bastia, dove riusciamo anche a spezzare il gruppo in due tronconi. Il sergente Gianni tira forte e non si avvede della deviazione a destra, molti vanno dietro a lui, altri sono dietro a me: dopo una mezz’ora e qualche poggio scalato inutilmente ci ricongiungiamo per l’arrivo trionfale in città. Passiamo sotto alla porta della piazza e arriviamo a bussare all’uscio del monastero delle Benedettine di S. Anna quando ormai sono le 18.30. Suor Noemi, la badessa, suor Miriam, la giornalista, e suor Doriana, l’architetta, ci aprono le porte, ci sfamano, ci fanno sentire a casa.
E fu sera e fu mattina, quarto giorno.

Giovedì 5 luglio: Bastia Umbra – Spoleto
57 Km, 3 h e mezza di sella

Durante la notte ci sono stati movimenti strani nei corridoi della foresteria del monastero e la terrazza con vista Umbria è stata molto frequentata, per questo la sveglia è stata più lenta del solito. Verso le 8 comunque siamo tutti a far colazione perché è venuta a trovarci Angela Maria Serracchioli, l’autrice della guida “Di qui passò francesco” (Terre di mezzo editore, Milano 2004). Bolognese verace, innamorata di Francesco e Chiara, esperta “hospitalera” di pellegrini e gran conoscitrice di frati e suore, ha saputo farci un’affresco vivo e attuale di Assisi del 1200. In  mezz’ora ci ha fatto sentire sentire coetanei e amici di quei due e dei loro amici di allora.
Poi siamo saliti ad Assisi, chi sui tornanti della strada chi sulla ripida mattonata, e finalmente otteniamo il timbro del sacro convento. Visitiamo la Basilica e poi San Damiano, dove ritroviamo come guida la cara Angela, regalandoci una mattinata di riposo alle gambe e di ristoro per lo spirito, che non sarà diventato francescano in mezza giornata, ma ha conquistato tanta stima per questo giovane dolce e ribelle.

In vista di Assisi

 

Cena a Spoleto, meritato riposo

Il pic nic a Rivotorto ci rimette in sella sulla ciclabile Assisi-Spoleto. È davvero una delle più belle ciclabili d’Italia, ben segnalata, protetta dalle auto, immersa in una larga valle dove l’andatura che scegli ti permette di fissare negli occhi mentre pedalil le cartoline di Foligno, di Spello, di Trevi, per gustare infine Spoleto. Se non lo conosci sembra uno dei tanti luoghi, ma quando ti fermi e lo passeggi e lo mangi e lo senti nel suo dialetto, poi non può non restarti nel cuore.
L’ostello è in una villa che era già una Domus Romana, circondata da un parco meraviglioso, e i nostri vicini sono gli artisti del festival dei due mondi. Le nostre bici non sfigurano in mezzo ai violoncelli e ai bassi tuba, perché il pedale che gira crea armonia.
E fu sera e fu mattino, quinto giorno.

 

Venerdì 6 luglio: Spoleto – Abbazia di Farfa
97 Km, 6 h e mezza di sella

Da Spoleto alla splendida abbazia di Farfa, nelle terre dei Sabini. Dura arrivarci, ma sappiamo che ormai Roma è alle porte!

Si prevede una tappa impegnativa e le nostre miss prendono il treno. Hanno ancora i postumi della faticaccia della Verna e preferiscono saggiamente ascoltare e rispettare le esigenze del fisico. Dopo qualche centinaio di metri dalla partenza anche il buon Gianni corre in stazione perché il callo soprasella lo tormenta. Restiamo in 8 maschi, e i più giovani partono a razzo come liberati dal “peso” delle femmine, per dare conto di quello strano fenomeno adolescenziale che poi negli anni peggiorerà irrimediabilmente.

Arriviamo a Terni verso mezzogiorno e ci fermiamo a pranzo nei giardinetti dove la partitella a pallone, come dessert, mi conferma che le energie sono ancora tante. Ma la strada è lunga e i monti Sabini sono insidiosi… a un certo punto ci si mette anche una forte pioggia e saliamo per strade quasi deserte facendo pochi progressi. Ci fermiamo a cambiarci la roba inzuppata, per darci coraggio, ma la strada resta impervia e il morale comincia a vacillare fino a quando esce di nuovo il sole a scaldarci e asciugarci.
All’improvviso la strada smette di salire e si apre davanti a noi un panorama meraviglioso quando superiamo Casperia e vediamo Poggio Mirteto. Sono ormai le sei di sera ma l’abbazia di Farfa è vicina e li arriviamo, accolti dai nostri compagni che ci hanno preceduti in treno.
Sembra di entrare in un villaggio medievale; una processione di macchinoni addobbati ci viene incontro dalla chiesetta dei matrimoni altoborghesi dei romani danarosi, ma ci sfiorano soltanto mentre andiamo a registrarci alla reception delle suore Brigidine.
Una cena servita con tovaglie bianche dopo la doccia ristoratrice fa di noi dei pellegrini felici.

E fu sera e fu mattino, sesto giorno.

Ed eccoci a Farfa alle sette di sera
Maurizio Trabuio si aggira di notte per l’abbazia di Farfa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sabato 7 luglio: Abbazia di Farfa – Roma
73 km, 4 h e 40 minuti

Al settimo giorno Dio si riposò, ma noi siamo solo dei ciclopellegrini in viaggio, i cartelli indicano che la meta è vicina e dopo una abbondante colazione rimettiamo in strada le bici. I movimenti sono rallentati, avviene quello che spesso ho visto accadere a tanti che stanno raggiungendo l’oggetto del desiderio: il timore di raggiungerlo si accompagna al pensiero della normalità che poi tornerà, e che spegne il fuoco dello spirito che di solito accompagna le avventure. Così saliamo di malavoglia sulle strade di Montelibretti, Moricone, Palombara Sabina, ma dopo la focaccia farcita del pranzo scendiamo a palla verso Mentana come garibaldini convertiti, fino a quando incrociamo il GRA, dove muoiono tutte le poesie e comincia il caos.
Il cartello “ROMA” ci obbliga a un selfie che resterà nella memoria come l’abbraccio e il calore che il cuore sente alla meta. Poi è solo una lunga e simpatica passeggiata in mezzo al traffico del sabato pomeriggio romano, fino all’ostello Marello, imbucato fra il Colosseo e Santa Maria Maggiore.

In realtà, nella Genesi non viene conteggiata la fine del 7° giorno, perché il 7 è il giorno che non finisce. L’arrivo alla meta ci fa capire che anche il nostro viaggio non avrà fine.

Siamo a Roma! È fatta!

Domenica 8 luglio: Roma – Città del Vaticano

La domenica mattina andiamo a spasso per Roma quasi deserta e con la nostra bici la gustiamo come una città amica, finché il Papa saluta i “giovani da Padova” dalla finestra dopo l’Angelus, e ci siamo sentiti accolti.

Dopo pranzo, chi in treno chi con il furgone delle bici, torniamo tutti alle nostre case.
Abbiamo fatto 647 km e 38,5 ore di sella in 8 giorni.
Abbiamo faticato e sofferto, ma abbiamo anche gioito e goduto di panorami esterni e interiori inediti.
Siamo capaci di fare la nostra strada, continueremo a pedalare verso le nostre mete…

4 thoughts on “BIKEEN 2018: da Padova a Roma

  1. Complimenti a tutti, soprattutto a ragazzi e ragazze per aver scelto questo modo speciale per conoscere il mondo, se stessi e gli altri. Anche la bici è maestra!

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