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Come di consueto, BIKE STOP si prende una pausa... riapriremo SABATO 14 MARZO 2020, con tante nuove proposte! Arrivederci!

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La riqualificazione nella dinamica di rigenerazione urbana

Come, dove, perché

Il bike stop che noi immaginiamo come segnavia all’incrocio di tutte le forme del viaggio, in una dimensione urbana altro non è che una modesta infrastruttura a servizio della riqualificazione e riconversione di una città verso una nuova centralità dei suoi abitanti.

Se ci soffermiamo a osservare i piani urbanistici, i piccoli o grandi progetti di rigenerazione urbana, i piani di assetto territoriale e via urbanisticamente parlando, difficilmente troviamo al loro interno qualcosa di poco visibile, di piccolo. Gli ingegneri, e più ancora gli architetti, non riescono a disegnare ciò che è piccolo, loro amano ciò che è più grande, più vistoso e più impattante. I luoghi di vita delle persone, gli spazi per gli abitanti paradossalmente si restringono sempre di più: case più piccole, camere più piccole, uffici più piccoli.

I non luoghi, quelli dove le persone sono classificabili come utenti o consumatori (i centri commerciali, i tribunali, le stazioni, gli ospedali, ecc) invece sempre più grandi. La persona, il cittadino si trova così stretto tra le sue esigenze di vita, di calore, di riparo, di sicurezza che sono sempre più compresse mentre le sue funzioni di consumatore o di fruitore di servizi burocratici sempre più ampie perché possa essere facilitato il suo “svuotamento”.

Perché rigenerare?

Rigenerare la città può avere, tra gli altri, anche il significato di rimettere equilibrio fra gli spazi in cui vivono le persone nella loro interezza di cittadini e di abitanti. Non sempre riqualificare vuol dire spendere molti soldi per creare attrattiva o luoghi specifici; a volte basta poco, qualche piccola azione strategica sparsa.

Riqualificazione può voler dire circondare Padova di piccole infrastrutture di servizio: un bagno, un baretto, una piccola officina di riparazione per bici, qualche comina di orto, un capanno per gli attrezzi, un prato, qualche sedia a sdraio con un ombrellone.

Questo avrebbe due scopi: da una parte trasformare l’anello fluviale in una vero ring urbano per gli abitanti, alternativa possibile, secondo molti, alle tangenziali e al traffico automobilistico; dall’altra offrire una alternativa vicina-lontana alla gita domenicale fuori porta: in bicicletta grandi e piccoli, giovani o anziani avrebbero una alternativa possibile senza auto.

Anche noi, volendo, potremmo far parte del cambiamento; per lo stesso motivo per cui ci fermiamo ad aiutare qualcuno in difficoltà, condividere con gli altri un luogo, un’avventura o qualcosa di nostro ci fa sentire bene e ci fa apprezzare il sapore delle cose semplici.

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